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Il primo post

E sono Felice

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Buongiorno a quelli che mi leggono su questo blogh.
Io sono Felice che è contento di scrivere per fare sapere quello che penza. E c’è da chiedersi perché. Ma non c’è risposta. Comunque è bello penzare che le parole si fanno un viaggio sulla carta come se saltassero sull'autobus solo per vedere dove porta. Tanto chi legge può penzare quello che vuole e al capolinea tornarsene indietro.

Zuckerberg e la Grande Stanchezza

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Caro Marco Zukkaberg, sono Felice che ti saluta dal suo pertugio, un po’ lontano dalle vette della Siliconvalle, dove tutto sarà certo intelligente e ottimista. Purnondimeno anche qui non mancano i tuffi del cuore, anche perché stiamo nel mezzo di un mare dove passano tante speranze e paure. C’è chi ci passa sulle cannoniere, chi a cavallo di missili e bombardieri, c’è chi nuota in direzione opposta per scansare le bombe e chi sprofonda sott’acqua, dove i sottomarini sfilano fra i pesci allibiti o per lo più strafottenti. Mentre per fare un governo italico ormai ci affidiamo alle magie di un circolo di prestigiatori fanatici e storditi che se la spassano a sbeffeggiare Mattarella, che per l’ansia ha ormai i capelli slavati a Dash, che più bianco non si può.
Comunque, forse non te lo immagini, eppure anche in via Casalofio qualche cavo dell’intiernet ci passa sottoterra o ci irradia dal satellite, accendendo i telefonini che illuminano le nostre facce nella notte e i nostri più segreti …

Alberto Angela e le creature di Frankenstein

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Caro Alberto, sono Felice che ti scrive ammirato dai tuoi documentari che ormai l’italiani non possono più farne a meno per ricordarsi di essere nel più bel paese del mondo. Che questa è la penisola delle meraviglie con le sue isole comprese in mezzo al mare. Purtroppo, nel mare qui intorno, un intero popolo ogni giorno ci annega. Ma, tu lo sai, dietro l’angolo c’è sempre una pena e c’è chi ci gira le spalle.

Caro Alberto, ti scrivo per porti una difficile interrogazione che di questi tempi mi affligge. So che sei un esperto di uomini estinti, di polvere d’ossa, di caverne e tane sperdute, di denti di lupo appenninico, di crani di vacche padane, di teste di umani seccate, di muffe congelate sull’Everest, di peli di scimmie preistoriche e troppo studioso delle meraviglie sepolte nel fondo del mare: in una parola sei il più micidiale specialista di storia rinsecchita, assai più concentrato del brodo Liebik di mia nonna Agatina. Così sono certo che la tua esperienza mi potrà illuminare s…

Il nostro decoroso Natale

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La mia letterina di Natale al sindaco di Como e agli italiani perbene.

Caro Mario, Sindaco comaschio, prima di ogni parola a vanvera, ti voglio esprimere la mia ammirazione per la tua comaschietà integerrima e voglio augurarti il buon Natale a te e alla tua bella Como! Sono Felice che ti scrive un po’ confuso da questo clima di festa psikedelica. In questi giorni, vedi, tre nuovi misteri natalizi sbalordiscono la mia immaginazione. Innanzitutto, nella televisione i bambini nascono alla Conad fra un panettone e un cotechino. Poi, c’è il mistero della fissa del presepe fra padani e fascisti, che, come invasati, piazzano per le piazze capanne, pastori, Madonna, San Giuseppe e Re Magi (ma forse Baldassarre, il moro, lo scartano). E per finire, dall’altra parte dell’oceano, Tramp ci promette un Natale “migliore e più grosso”, annunciando ai palestinesi che Gerusalemme non sarà più casa loro e che anche dal presepe possono cominciare a sgombrare.

Di Maio, Cavour e il governo delle stelle

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Caro Di Maio Luigi, sono Felice che ti scrive, soddisfatto che ti senti il primier della classe con la promozione in tasca di Presidente del Consiglio dell’Italia. In effetti, è tempo che qualche novità ci accada fra capo e collo per risvegliarci da un certo intontimento italico. Lo dice anche la professoressa Vannina del nono piano del palazzo di via Belgio che le ho salito il frigorifero a piedi perché l’ascenzore ci ha il guasto cronico. Persona assai gentile la professoressa, che mi fece riposare nel terrazzo attico, anche se mi allagò la testa con un diluvio universale di parole. Alla fine ci siamo passati la serata insieme, lei parlando di tutta la scienza umana e io guardando le macchine che sfilavano sul ponte dell’autostrada. Era la sera del 23 settembre e aspettavamo la fine del mondo, che la professoressa mi ha detto che ormai era questione di ore. E aspettando ci siamo scolati una bottiglia di liquore alle erbe svizzere che è l’unica cosa che le ha lasciato il marito scapp…

Crocetta, il fuoco e Sant'Alfonso de' Liguori

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Caro presidente Rosario, so che sei molto inchiffarato a dirigere dal tuo palazzo assessori, ingegneri, primari, pompieri, forestali, geometri, pizzaioli, ferrovieri, piloti e marittimi, aliscafi, elicotteri, spazzini, baroni, baronetti e petrolieri. So che arranchi disperatoturando col piede destro acquedotti scassati, spalando discariche stracolme a mani nude, puntellando col piede sinistro strade franate, asfaltando buche, pilotando autobotti volanti, abbanniando a Brussel le bottiglie di sarsa siciliana e, nel tempo libero, facendo e rifacendo i conti che non appattano (che le calcolatrici regionali ci hanno le pile scariche), mentre gli invidiosi ti mettono i bastoni nelle ruote e schiere di assassini danno fuoco a quest’isola. Purnondimeno, forse troverai dieci minuti per ascoltare le mie parole a vanvera che ti dedico con un sospiro profondo e sconcertato.

Il viaggio, l’asino e la felicità di Francesco

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Caro Francesco, sono Felice che ti scrive qualche riflessione estiva di cristianità, anche se sono sicuro che sarai più ferrato di me sull’argomento.
Caro Francesco, ti sembrerà strano, ma ieri ho lasciato la via Casalofio, imbarcandomi con una banda di ragazzini sul pulmino della parrocchia. La novità è che quest’anno, per una settimana, vado a fare le pulizie nella colonia che ha organizzato padre Sebastiano in montagna. E così anch’io farò una specie di ferie come si addice nei tempi estivi per ogni cristiano.

Grillo, le formiche e lo Ius solo

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Caro Beppe, sono Felice che ti scrive, sperando che non ti porto fastidio a te che ci hai mille penzieri nella solitudine del tuo bloggo. Che poi non s’è capito se il bloggo è tuo o ci hai gli infiltrati che ti ci scrivono sopra le porcherie. Purtroppo, lo so, questo mondo fasullo ti fa imbestialire le scatole e capisco che dev’essere dura per chi come te pensa che chi non la pensa come te è un farabutto.